U fistino per un palermitano, non è solo la celebrazione sospesa fra sacro e profano che anima il Cassaro ogni notte del 15 di luglio, ma è un modo di pensare. I Palermitani annoverano una serie di declinazioni da applicare al sostantivo festa e al verbo festeggiare. C’è u fistino, a fistazza (ficimu fistazza) c’è u fistineddu, c’è ‘a fisticedda, un festeggiare povero, fra pochi intimi. Ficimu festa, ci spiega che la festa, dipende sempre da noi, siamo noi che la creiamo, la facciamo succedere in modo quasi artigianale. Utilizziamo artifici alla portata di tutti: griglie per arrostire la carne, pignate dove bollire qualsiasi cosa, anche le interiora delle mucche, padelle dove friggere la qualunque, da frittele di farina di ceci: le panelle, alle milinciane ovunque ci si trovi, non si disdegna la strada (conoscete lo street food, no?) Il festino del 15 luglio poi celebra la Santuzza. Secondo la tradizione, le ossa della santa Rosalia, eremita a Monte Pellegrino, vennero casualmente ritrovate (la leggenda dice che le indicazioni apparvero in sogno), portate su un fercolo in processione, e il loro passaggio liberò Palermo assediata dalla peste. Adesso, il festino, è un appalto. Mesi prima si decide il tema e la liturgia profana di accadimenti: spettacoli, messinscene, letture, acrobazie. Non manca mai però, la sosta ai quattro canti del carro sospinto dalla forza umana, e la frase scandita dal Sindaco in carica: viva Palermo e Santa Rosalia. Non c’è banchetto, alla luce delle luminarie, che non esponga lo scaccio e per l’occasione i babbaluci (lumache), che quel giorno vengono cotti nell’olio e nell’aglio, cosparsi di prezzemolo, per una volta salvati da un destino strisciante, fanno fistazza, nei piatti dei palermitani, che li gustano come prelibatezza. U fistino, finisce al Foro Italico, lungo la passeggiata a mare, mentre i botti, irrompono nell’aria. Dalla Kalsa qualcuno si porta appresso le sedie per assistere al rito dei giochi di fuoco che illuminano il porto. Chi può ammira i giochi di fuoco dalle barche che dondolano in rada. Pochi, pochissimi, restano indifferenti, mentre la masculiata conclude la festa, in un tripudio di colori e di scintille che si riflettono fra le onde. Perché la Sicilia si ritrova lì, mentre tutti ammirano il cielo, a naso in su, nell’aria estiva che profumo di polvere da sparo, zucchero caramellato e rose di Rosalia.